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Posts Tagged ‘disonestà’

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Non vorrei urtare la sensibilità di nessuno volendo trattare di  un argomento, che per sua stessa natura, è ricco di implicazioni giuridiche, psicologiche e culturali in genere.

L’argomento è quello del perdono!

Chi di noi non ha mai subito un torto, apparente o effettivo che esso sia, ci siamo trovati nelle condizioni di doverlo considerare, per questioni sentimentali, per questioni di lavoro o nelle molteplici inter relazioni tra gli uomini.

Ma se c’è una cosa che mi irrita, è allorquando si verifica un fatto di cronaca nera nel quale ci sono stati dei morti innocenti, e una testa di cazzo qualsiasi, del tutto estraneo al dolore di chi è stato colpito dal lutto, chiede al padre o alla madre o ai familiari in senso stretto: Se ha perdonato l’omicida del proprio figlio, o madre o padre che sia!!!

Riuscite solo a immaginare la violenza verbale di una domanda di questo genere a chi ha ancora il viso rigato dalle lacrime?! Una domanda fatta da un estraneo ai fatti, non autorizzato da nessuno a fare quella domanda in quelle circostanze, neanche da chi ha commesso l’omicidio, che magari è soddisfatto di quello che ha fatto e non vuole essere perdonato ?!

Imbevuti di un’anomala ideologia cristiana, mass-media e istituzioni tutti si sentono quasi in dovere di chiedere ai familiari delle vittime se hanno perdonato i carnefici dei loro cari, quasi come se ci fosse un dovere morale da parte di questi di perdonare chi è stato la causa principale di chi ha strappato con la violenza la vita a un familiare, carne della propria carne, probabilmente perché qualcuno sulla croce ha detto – ma molti studiosi confutano questa affermazione- :<<Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno>>.

Ma Cristo era Cristo, all’uomo, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue debolezze, non si può toglier il diritto di non perdonare o quantomeno di odiare chi deliberatamente ha portato la morte in una famiglia.

Sopravvivere a queste tragedie non è facile, se perdoni rischi di non dare il giusto valore alla vita, mentre l’odio, sentimento negativo che ti fa stare male, ti mantiene vivo, operando un razionale discernimento da ciò che deve essere immortale, cioè l’anima e ciò che andrebbe inesorabilmente punito, come il corpo, la mente, le mani di chi è stato causa della scomparsa di una vita.

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Il 23 maggio prossimo, ricorre l’anniversario della strage di Capaci, dove persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Le istituzioni tutte si stanno mobilitando per la commemorazione di chi a costo della vita si era prodigato per la difesa della legge e di tutti quei valori alti che dovrebbero rendere uno Stato democratico e dei Cittadini liberi e consapevoli della propria autodeterminazione.

Ricordo un’intervista a Falcone, durante la quale fece un’affermazione per me molto significativa; in buona sostanza evidenziava l’esigenza di tracciare una linea di confine tra Stato e Criminalità o tra Stato e parastato, tra legalità e illegalità, insomma tra buoni e cattivi.

Il giudice Falcone era perfettamente consapevole di quello che era successo ad altri prima di lui :Gaetano Costa, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Bruno Caccia, Rocco Chinnici, Rosario Livatino, Antonio Scopelliti, per non parlare del Gen. Dalla Chiesa, di Pio la Torre e dei tanti poliziotti, giornalisti e imprenditori fatti fuori da cosa nostra, e chiedeva che lo Stato lo mettesse nelle condizioni di fare il suo dovere, perché sin quando il confine tra buoni e cattivi è debole, perché le Istituzioni –deboli- lo rendono tale, non sarà mai possibile combattere e vincere definitivamente i fenomeni mafiosi.

La magistratura prescindendo da chi occupa il seggio al Viminale, fa il proprio dovere tutti i giorni, e se capita che le indagini si concludano sotto quello o quell’altro Governo, non sarà certo merito di quel ministro che in quel momento si è trovato in quel posto, ma è stata la naturale evoluzione delle indagini che in quel momento hanno visto concludersi il naturale iter d’indagini.

In realtà spesso la fase politica condiziona la fase giudiziaria, lo fa apertamente strumentalizzando a fini politici i successi della magistratura, oppure negando le autorizzazioni a procedere in giudizio, vedi i casi Saverio Romano, Nicola Cosentino e Marcello dell’Utri,negando addirittura dei mandati di cattura contro parlamentari confermati anche dalla Cassazione, oppure affermando apertamente che Vittorio Mangano, un killer della mafia, è un eroe (S. Berlusconi- Dell’Utri), ma lo fa anche in maniera più subdola, ad esempio lasciando che forze deviate dello Stato intervengano per confondere le tracce, proteggere gli amici o deviare le indagini, non so se questi nomi vi dicono qualcosa: Salvo Lima, Vito Ciancimino, Bruno Contrada, Gaetano Scotto e il famoso “Sig. Franco!?

I mafiosi, quelli che fanno il “lavoro” sporco, prima o poi verranno acciuffati, ma dato che il problema e socio-culturale, tanti altri prenderanno il loro posto, basti pensare che ormai in Italia si è giunti alla formazione di una nona Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla mafia, per non capirci nulla, e non si riesce  a incidere  a livello politico ed economico-finanziario, tanto è vero che i “nostri” parlamentari non vogliono approvare una Legge Anticorruzione che certifichi il falso in bilancio oppure una Legge elettorale che consenta di non candidare soggetti che sono stati rinviati a giudizio, o per reati di corruzione, concussione o peculato.

Quella linea di confine non è stata ancora tracciata, Sant’Agostino affermava: Se togliamo il fondamento della giustizia, che cosa sono gli stati se non delle grandi associazioni a delinquere?

Appunto… … … !?

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