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Archive for the ‘pensieri’ Category

Sant'Agostino
Diverso tempo fa, mi ero messo in testa di scrivere un libro in cui volevo parlare di tutti quegli Autori della letteratura mondiale che per me sono stati di fondamentale importanza per la mia formazione.
Iniziai da Sant’Agostino, è lì mi fermai, il secondo doveva essere Dante…
Vorrei proporvelo, mi piacerebbe tanto conoscere la Vostra opinione!?

Sant’Agostino
Non sono altro che ventuno lettere dell’alfabeto, che combinate tra di loro a volte in modo logico altre volte in maniera fantasiosa o solamente per caso, che si da vita a dei suoni che regalano allo spirito così come pure alla materia strane e costruttive solleticazioni che contribuiscono in vari modi e misure a costruire il nostro passaggio attraverso il tempo forse attraverso l’immortalità.
Tra gli uomini che hanno maggiormente contribuito, sia nella forma che nella sostanza, alla mia crescita c’è senza dubbio Sant’Agostino, inteso come autore che attraverso la scrittura mi ha insegnato a leggere, a imparare, a interiorizzare quell’insieme di rumori che da sempre hanno solleticato la mia anima, più di mille tramonti.
In pochissimi altri autori ho trovato una così stretta similitudine tra ciò che leggevo e quello che il pensiero andava formando, in realtà era esso stesso, cioè il pensiero che cibandosi della sua fondamentale sostanza si rendeva conscio di se stesso, oserei dire della sua stessa coscienza.
Sant’Agostino nelle “Confessioni” inno d’amore di straordinaria intensità, pone l’uomo, con tutte le sue debolezze, al confronto con il suo ancestrale istinto all’immortalità, uscendone solo parzialmente sconfitto nella materia più che nello spirito, perché depositario, attraverso quelle scritture, di una memoria che non avrà mai fine perché essa stessa è l’unica vera depositaria di quel sugello tra uomo e Dio che è l’amore.
La traccia lasciata da Sant’Agostino è destinata nel tempo a lasciare un’impronta indelebile, perché è un’immanente riflessione sulla persistenza dell’uomo nel tempo che ancora prima di farsi uomo è già memoria e in quando tale destinato a permutare nel tempo, farsi coscienza e poi consapevolezza di se stesso, nella forma più pura di espressione cioè l’autocoscienza che per Sant’Agostino è un’eterna riflessione nella presenza di Cristo.
17.26. La facoltà della memoria è grandiosa. Ispira quasi un senso di terrore, Dio mio, la sua infinita e profonda complessità. E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso. Cosa sono dunque, Dio mio? Qual è la mia natura? Una vita varia, multiforme, di un’immensità poderosa. Ecco, nei campi e negli antri, nelle caverne incalcolabili della memoria, incalcolabilmente popolate da specie incalcolabili di cose, talune presenti per immagini, come è il caso di tutti i corpi, talune proprio in sé, come è il caso delle scienze, talune attraverso indefinibili nozioni e notazioni, come è il caso dei sentimenti spirituali, che la memoria conserva anche quando lo spirito più non li prova, sebbene essere nella memoria sia essere nello spirito; per tutti questi luoghi io trascorro, ora a volo qua e là, ora penetrandovi anche quanto più posso, senza trovare limiti da nessuna parte, tanto grande è la facoltà della memoria, e tanto grande la facoltà di vivere in un uomo, che pure vive per morire. Che devo fare dunque, o tu, vera vita mia, Dio mio? Supererò anche questa mia facoltà, cui si dà il nome di memoria, la supererò, per protendermi verso di te, dolce lume. Che mi dici? Ecco, io, elevandomi per mezzo del mio spirito sino a te fisso sopra di me, supererò anche questa mia facoltà, cui si dà il nome di memoria, nell’anelito di coglierti da dove si può coglierti, e di aderire a te da dove si può aderire a te. Hanno infatti la memoria anche le bestie e gli uccelli, altrimenti non ritroverebbero i loro covi e i loro nidi e le molte altre cose ad essi abituali, poiché senza memoria non potrebbero neppure acquistare un’abitudine. Supererò, dunque, anche la memoria per cogliere Colui, che mi distinse dai quadrupedi e mi fece più sapiente dei volatili del cielo. Supererò anche la memoria, ma per trovarti dove, o vero bene, o sicura dolcezza, per trovarti dove? Trovarti fuori della mia memoria, significa averti scordato. Ma neppure potrei trovarti, se non avessi ricordo di te.
Dalla lettura di questo brano, ho come l’impressione che Sant’Agostino, crei l’immagine di Dio a misura della sua sete di conoscenza, fondamentale passaggio per non rendere vano qualsiasi gesto, qualsiasi parola, qualsiasi pensiero, perché in fondo “Cos’è il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so”. Perché il tempo misura tutto e tende a cancellare tutto eccetto la memoria che è la persistenza nel tempo della propria coscienza che si fa suono attraverso la parola e con quel linguaggio noi glorificando Dio, guardando verso l’alto, riusciamo a cogliere la vera essenza della nostra presenza, che è lì in quel momento, nel momento stesso in cui la memoria ci rende persistenti nel tempo e non una cosa dimenticata ancor prima di essere ricordata.
8.15. Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo? E tuttavia è una facoltà del mio spirito, connessa alla mia natura. In realtà io non riesco a comprendere tutto ciò che sono. Dunque lo spirito sarebbe troppo angusto per comprendere se stesso? E dove sarebbe quanto di se stesso non comprende? Fuori di se stesso anziché in se stesso? No. Come mai allora non lo comprende? Ciò mi riempie di gran meraviglia, lo sbigottimento mi afferra. Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. Non li meraviglia ch’io parlassi di tutte queste cose senza vederle con gli occhi; eppure non avrei potuto parlare senza vedere i monti e le onde e i fiumi e gli astri che vidi e l’Oceano di cui sentii parlare, dentro di me, nella memoria tanto estesi come se li vedessi fuori di me. Eppure non li inghiottii vedendoli, quando li vidi con gli occhi, né sono in me queste cose reali, ma le loro immagini, e so da quale senso del corpo ognuna fu impressa in me.
In questo brano cogliamo il livello di esasperazione per i limiti dell’intelletto e nello stesso tempo di forte entusiasmo da parte di Sant’Agostino, nel momento stesso in cui si rende consapevole attraverso la meditazione, la preghiera, che quei limiti possono essere superati, perchè è questo che Dio si aspetta dagli uomini, perchè Lui e pura Caritas, è quello che ne deriva da questa tensione puramente emotiva è semplicemente Beatitudine.
Il rapporto tra uomo e Dio, è dato in termini dialettici, ma il linguaggio che misura questa distanza, è troppo limitato per poter pienamente cogliere la vera essenza di questo confronto, quindi si pone il problema di come per lo meno ridurre questa distanza.
Ora, avete presente La cappella Sistina? Il Giudizio Universale? E quel particolare in cui Dio e l’Uomo si tendono la mano?
Ebbene Sant’Agostino ha visto questa immagine molto tempo prima di Michelangelo, da un lato Dio che con la Sua Pietas cerca di trarre l’uomo alla Sua grazia, dall’altro l’uomo che in possesso solo del suo linguaggio, riesce attraverso la meditazione, che vuole rappresentare una sorta di autoconteplazione del proprio io, ad avvicinarsi a Dio, e quando più profonda, e sotto certi aspetti devastante, questa contemplazione, tanto più l’uomo riesce ad avvicinarsi alla luce, a Dio, alla Sua Grazia. Ma di questa trazione, non resterebbe nessun ricordo all’uomo che come Icaro o come Dante, non possono avvicinarsi più di tanto a questa luce, perché non riuscirebbero mai a comprenderla totalmente, ne risulterebbero abbagliati, e smarriti da tale immensità, e come Dante non ricorderebbero, ma resta nell’uomo l’impronta di quella visione o per meglio dire la memoria di quella visione, ecco la memoria come unica testimone della rivelazione di Cristo.

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Trovo che sia assolutamente insopportabile la volontà, consapevole o inconsapevole che essa sia, da parte dei mass-media, di strumentalizzare l’opinione pubblica, non è tanto il modo né la maniera o la misura delle notizie che ci vengono propinate  che io contesto, bensì la scelta stesse delle notizie da dare e di conseguenza le modalità con cui queste notizie vengono propagandate molto spesso da commentatori incapaci o lottizzati.

Parto da quello che Noam Chomsky, celebre linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense, ha affermato sul tema:<< Ha affermato di essere riuscito, grazie a un minuzioso lavoro di studio e interpretazione di una immensa mole di ogni tipo di documenti, a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni, nonché a evidenziare la piattezza conformistica dei media.

Il meccanismo attraverso cui si attua questo livellamento, è costituito dalla “fissazione delle priorità”: esiste un certo numero di mezzi di informazione che determinano una sorta di struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno adattarsi a causa della scarsità delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le priorità, sono grandi società commerciali a redditività molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. L’obiettivo è quello che Chomsky definisce come la “fabbrica del consenso”, ossia un sistema di propaganda estremamente efficace per il controllo e la manipolazione dell’opinione pubblica>>:

In pratica ho l’impressione, che qualcuno o qualcosa mi dica:<< Tu devi giocare con questo mazzo di carte! Rispondo- ma questo mazzo di carte è truccato, perderò sempre se continuo a giocare con questo mazzo di carte!?

-Tu intanto continua a giocare, poi si vedrà…???!!!>>

I conti non mi tornano!?

L’altra faccia della luna esiste, ma ci viene continuamente nascosta dalla “cultura” dominante, perché essa è stata elaborata per consentire di detenere e rafforzare le proprie posizioni, mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità, è il modo migliore per controllare il consenso.

Anche là dove l’argomento è degno di nota –vedi crisi economica e sociale- esso ci viene proposto in maniera grossolana, artefatta, con tutte una serie di nozionismi inutili, approssimativi, vagamente accademici,da soggetti incompetenti o da politici senza vergogna per aver smarrito – se mai l’hanno avuto- il senso per lo Stato.

Ed ecco che ci troviamo un Bruno Vespa che mi intervista l’On. Brunetta, oppure Floris che a Ballarò intervista la Carfagna o una Lucia Annunziata che intervista un Tremonti, o un Gad Lerner in amabil soliloquio con l’economista di turno made in Bocconi il tutto annacquato da esperti quali Tito Boeri, Stefano Fassina, Lucrezia Reichlin, Luigi Zingales o Fiorella Kostoris e mediato da opinionisti quali Paolo Mieli, Enrico De Aglio, Nicola Porro, Maurizio Belpietro, Mario Giordano- Galli della loggia, Beppe Severgnini … … …ma che cosa si può pretendere di capire ascoltando questi soggetti?

Il bello è che esiste una cultura, non ufficiale, molto spesso sabotata, osteggiata allo stesso modo in cui un tempo la Chiesa metteva all’indice i “libri proibiti”, che difficilmente passa attraverso i grandi media, è fatta di libri, di web e anche di radio in cui per un attimo, ma solo per un attimo grandi uomini del calibro di Noam Chomsky, Edward Herman,  Joseph Stiglitz , il Nobel Amartya Sen ,Zygmunt Bauman, Habermas, Jürgen e altri ancora, ti dicono qualcosa di diverso, allora ti si apre un mondo diverso, in cui la materia del contendere cambia prospettiva, in cui l’approccio è meno dogmatico e l’analisi coincide molto spesso con le soluzioni, non c’è aberrazione del pensiero, non c’è una percezione psicologica della realtà destinata alla strumentalizzazione dello spirito e neanche la inconsapevole visione di un’umanità alla deriva socio-culturale.

Prendere atto e quindi interiorizzare questo pensiero, è l’unico strumento che abbiamo per immunizzarci dalla cultura dominante, formerà il nostro spirito critico, forse non saremo in tanti per fare una rivoluzione, ma vuoi mettere a come ci si sente dopo aver letto una bella poesia… … …?!

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C’è stato un momento nella storia della musica italiana contemporanea, in cui sembrava che l’Italia avesse imboccato la strada giusta, per fare arte con la musica, era l’epoca del Banco del Mutuo Soccorso, della PFM, del Perigeo, di Napoli Centrale, Avion Travel, Nomadi… poi tutto finì, tanti buffoni, tanti menestrelli da strapazzo usciti fuori dai migliori laboratori di marketing, con poche, rare eccezioni!
Vorrei proporvi questo pezzo del BMS, da brividi…ma ditemi voi, avete mai sentito una voce più bella di quella di Francesco di Giacomo?!

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Un gruppo di artisti italiani, giusto perché non avevano niente da fare e per far sentire il loro impegno in politica, e per farsi un po’ di pubblicità, hanno deciso di candidare La Senatrice Emma Bonino per la prossima elezione alla Presidenza della Repubblica, visto che Il Pres. Napolitano, oserei dire per fortuna, ha deciso di non candidarsi.

Ora, vorrei essere molto schematico, nella mia esposizione, giusto perché la Bonino non è mica così peggio come i suoi colleghi, soltanto che non mi sono piaciute alcune sue posizioni in termini di politica estera.

Il vice presidente del Senato, che di sicuro ha collezionato durante la sua lunga carriera, sia a livello nazionale che internazionale, indubbi successi, dichiarò a proposito della guerra in Afghanistan:<< Abbandonare il paese in questo momento di rinascita sarebbe un grave errore e potrebbe creare una reazione a catena che porterebbe l’Afghanistan nel baratro della guerra civile>>:

In merito alle vicende Durante la carneficina denominata “Piombo Fuso” iniziata dopo che l’idf aveva violato la tregua e a questa violazione hamas aveva risposto con otto razzi kassam che avevano fatto ZERO vittime, dopodichè  Israele bombardò con le armi piu’ atroci un popolo che, rinchiuso in un recinto murato, non poteva sottrarsi alla decimazione, in una delle operazioni belliche piu’ vili degli ultimi 100 anni, Emma Bonino dichiarò:<< Hamas si è comportato in modo irresponsabile, anche rispetto ai palestinesi, quando ha deciso l’escalation militare che ha generato le reazioni israeliane che vediamo. E se per alcuni l’operazione “Piombo fuso” è sproporzionata, lo è altrettanto il lancio di migliaia di razzi in reazione ad un embargo economico. L’intera vicenda dimostra l’inarrestabile infognarsi di Israele, Hamas e della comunità internazionale nel buco nero del già noto e stranoto, con conseguenze che rischiano di sfuggire di mano a tutti>>:

Queste affermazioni, mi fanno pensare che la Bonino è una forte sostenitrice delle “guerre giuste” cioè“guerre che in certi casi sono giuste” e che conseguentemente “anche se fa male”, vanno fatte.

Questo è quello che non mi convince della Bonino, peccato che il Bagaglino abbia chiuso, eventualmente potevano pensare di candidare la Rosa Russo Iervolino, l’ex Sindaco di Napoli (che ha fatto così tanto bene!).

Dice il saggio:<< Dimmi con chi te la fai e ti dirò chi sei!>>

Ora vedete un po chi sono stati ex compagni di partito della Bonino!

Francesco Rutelli

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Daniele Capezzone

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Gaetano Quagliariello

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Giorgio Stracquadanio

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Marco Taradash

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Elio Vito

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Alfonso Pecoraro Scanio

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Marcello Pera

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Alessandro Meluzzi

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Franco Corleone

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Giuseppe Calderisi

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Ecco di cosa parlo, quando parlo di DANNO!!!

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Venerdì scorso nel villaggio siriano di Hula, è stata compiuta una strage in cui hanno perso la vita 85 persone tra cui 34 bambini di età inferiore a 10.

Il regime di Assad, ha negato ogni addebito, sostenendo che la strage è stata compiuta da gruppi terroristici vicina ad Al Qaeda.

La strage ha suscitato lo sdegno della comunità internazionale, ad eccezione della Russia e della Cina; il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha esplicitamente dichiarato che Assad se ne deve andare, l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, si è detta «inorridita dalle notizie del brutale massacro,  mentre il segretario dell’ONU Ban Ki-moon e l’inviato speciale di Lega Araba e ONU Kofi Annan saranno sul posto per le verifiche e interverranno nelle opportuni sedi nei prossimi giorni, per riferire sullo stato dei fatti.

Ad oggi, la maggioranza degli osservatori internazionali, compreso il generale Robert Mood, capo missione ONU, hanno dichiarato che non ci sono ancora prove certe circa le responsabilità del regime di  Bashar al Assad.

L’unico fatto certo è il seguente:<< Hula è una città nelle mani dei ribelli al regime di Assad, la battaglia iniziata presso la periferia, si è man mano trasferita nel centro della città dove sono  entrati in azione gli shabiha, ossia milizie in parte mercenarie, che in passato si sono distinte per i loro atti violenti e cruenti contro la popolazione civile, alcune agenzie di stampa riferiscono chi i ribelli siriani hanno chiesto aiuto all’ONU, senza successo>>:

In Siria, e in generale in quel quadrante medio-orientale, la situazione è estremamente delicata, di gran lunga superiore rispetto a quello che è successo in alcuni paesi del nord Africa, l’auspicio è quello che la Comunità internazionale non perda tempo in squallidi giochi di potere, ma riesca in maniera decisa a far rispettare le varie risoluzioni ONU già varate e intraprendere nuove iniziative per debellare il regime di Assad.

Da parte nostra registriamo con commozione l’orrenda strage perpetrata ai danni della popolazione civile e la piena e incondizionata solidarietà a una popolazione che sta attraversando un periodo così travagliato per la loro emancipazione civile e culturale.

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Scrivo quello che sento, curandomi poco della forma, cosciente di dare una sostanza a quello che dico.

La mia consapevolezza sfiora la sfacciataggine quando descrivo le mie passioni che a volte non trovano nelle parole la misura delle proprie ambizioni e relegano a una mimica corporale il vano tentativo di colmare quel divario che c’è tra il sentire e il dire e tra lo scrivere e l’udire, e così ci si approssima a un sorriso, a una mano tra i capelli o sulle labbra come spesso mi sovviene.

E’ solo una questione di tempo.

Quando tempo passa affinchè una parola nata da un pensiero, si possa trasformare in scrittura?

Quando tempo passa affinchè una parola nata dal cuore si possa trasformare in emozione.

Quando tempo passa affinchè un’anima possa trasformare quel corpo in uno strumento di vita e quelle mani in uno strumento di puro piacere.

Gli occhi traducono le mie parole assai più velocemente delle modalità con cui sono state prodotte, riuscendo a trattenere  solo ciò che non riuscirà a portare via il vento.

I suoi occhi trattengono le mie emozioni, i miei ricordi e buona parte dei miei pensieri, ma il tempo che le parole mi hanno concesso, quello non riuscirà mai a trattenerlo, perché esso è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni, perché le mie parole occupano un spazio che non è stato ancora inventato.

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crateri

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L'Arte della fotografia intesa come espressione di vita.

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