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Archive for maggio 2015

Buon Voto!!!

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Matrimonio all’italiana

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Charles Bukoswski affermò:<< Il problema è che le persone intelligenti sono piene di dubbi mentre le persone stupide sono piene di sicurezza>>: Questa frase può rappresentare un monito per molti, ed essere usata nei diversi settori che compongono la nostra vita, lavoro, amicizie, amore. Non c’è da essere pessimisti oppure ottimisti, introversi o estroversi, ma probabilmente essere cauti e saggi quando poi c’è da fare una scelta importante!

La stessa affermazione di Bukowski se trasferita in campo politico, potrebbe rappresentare un buon viatico per intraprendere la strada giusta, soprattutto quando c’è da fare una scelta elettorale!?

Recarsi nell’urna con la convinzione che si sta facendo la scelta giusta, oggi per me rappresenta una vera utopia, siamo nel campo delle illusioni, quelle che ti fanno vedere cose che non esistono o per lo meno te le fanno sembrare più grandi e importanti! Almeno riterrei che anche alla luce dei risultati sino ad oggi prodotti, uno spirito più critico sarebbe più costruttivo contro chi pretende di voler migliorare la TUA VITA!

In linea generale la scelta di chi votare è posta in relazione alla convinzione che quegli uomini, quel partito o quella coalizione siano il meglio per noi e che in quel momento il Paese può offrire!? Quindi pensiamo prima al nostro interesse, poi a quello della nostra città, della nostra regione, del nostro Paese, dell’Unione Europea e poi al mondo intero!!! Probabilmente se ragionassimo in senso opposto partendo dal mondo intero per arrivare a noi stessi, i risultati sarebbero sicuramente migliori!!! Bisogna avere una visione complessiva del mondo per capire il ruolo che noi vi vogliamo svolgere!

Nel votare noi sintetizziamo un pò il nostro essere, la nostra cultura, le nostre esperienze, le nostre emozioni, traducendole in uno stile di vita che noi riteniamo giusto per noi stessi e per gli altri, e si sa, in democrazia le maggioranze sono destinate a condizionare la vita anche delle minoranze! Ed anche per questa ragione, cioè che con il voto non solo decidiamo per noi, ma anche per gli altri, è molto importante averne cura, fare attenzione perché la responsabilità che ci viene offerta sia usata in maniera costruttiva.

Con le ultime leggi elettorali, il diritto al voto, è stato umiliato, offeso, annichilito, ma nonostante tutto ciò non ci impone il dovere di arrenderci, non fosse altro che per dare un segnale, un urlo, mai una preghiera!

Il diritto/dovere al voto, a cui quote sempre più vaste di italiani stanno rinunciando, constatandone l’inutilità, rappresenta un eccezionale strumento con cui, al di là del valore politico, ideologico, culturale o economico che vi si vuole dare, interpreta il più plastico esempio con cui riaffermiamo il diritto di uomini liberi da qualsiasi costrizione fisica, psicologica ed economica, la sete di libertà, di eguaglianza e di solidarietà, in una sola parola votando mettiamo in gioco il nostro onore, che non è contrattabile o mercificabile o condizionabile da ipocrite opinioni, giochi di parole o improbabili speranze, e se veniamo traditi, non si torna più indietro… … …!!!

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Spesso sento parlare persone, addetti ai lavori o meno, che non conoscono bene quello di cui stanno parlando!

Vorrei sinteticamente ribadire un concetto che ho già espresso in miei precedenti post circa i diritti acquisiti, che tanti benefici o danni, a seconda dei punti di vista, stanno arrecando al sistema Italia!

Dunque:<< I diritti acquisiti sono diritti acquisiti tramite legge ordinaria e non sono diritti costituzionali che godono giustamente di una maggiore tutela, altra cosa è la loro disapplicazione! I diritti acquisiti in quanto legge ordinaria sono naturalmente soggetti a un processo di nascita, vita e morte. Quindi essi si possono, anzi aggiungono si devono modificare, infatti già esistono diverse sentenze da parte della Cassazione, che ricordo giudica sull’esatta applicazione delle norme di diritto processuale e sostanziale, è quindi giudice di legittimità, in cui si parla sempre più spesso di “jus superveniens” ossia della necessità per questioni di equità e uguaglianza  di modificare diritti acquisiti se posti in relazioni al cambiamento delle condizioni economiche, finanziarie e sociali di un Paese. In materia civile l’irretroattività della legge sancita dall’art. 11 delle disposizioni preliminari, può derogare, per cui una legge ordinaria potrebbe contenere una deroga al principio di avere effetti retroattivi>>:

Tutto il resto sono le chiacchiere dei soliti egoisti e abbuffini!!!

Presumo di essere stato chiaro, sintetico ed efficace!!!???

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Chi ha cura della propria formazione, studia, si aggiorna, ascolta, fa costantemente operazioni di confronto, seleziona e sintetizza. In queste operazioni conta molto l’humus culturale e sociale in cui il soggetto è cresciuto e le condizioni economiche in cui egli si trova! Nell’ambito di questo processo le inclinazioni caratteriali e psicologiche delle persone, umili o arroganti, generosi o egoisti, onesti o disonesti, acculturati o ignoranti, pazienti o impazienti, ottimisti o pessimisti, ingenui o furbi nel loro insieme contribuiranno a determinare, soprattutto nell’ambito dei processi di massa, le scelte politiche, economiche e culturali di un Paese, tale processo è quello sintetizzato dal determinismo storico anche da parte di Hegel!

La situazione politica ed economica dell’Italia è il coagulo di questo processo che a tratti, vedi fascismo, vedi comunismo, vedi capitalismo e più in piccolo berlusconismo e renzismo è diventato pericoloso!

La risultante di questo ragionamento è che oggi l’Italia a causa dei suoi elettori è un Paese in piena crisi! Quando si parla di crisi, bisogna avere una profonda consapevolezza dell’entità della crisi, che naturalmente prescinde da quella che può essere la nostra situazione economico-finanziaria! In Italia così come in buona parte dei paesi europei, il problema dei problemi è il debito pubblico, quella “cosa” in virtù della quale, ormai da anni, ci vengono chiesti enormi sacrifici, che si sa, in buona parte vengono pagati dal ceto medio e pensionati, ho detto in buona parte!? E’ ovvio chiedersi a questo punto cosa è il debito pubblico, come si è formato e chi sono i principali responsabili!?

Il debito pubblico in economia è il debito che uno Stato ha contratto nei confronti di un altro Stato o impresa, vedi banche; il debito pubblico dell’Italia è passato dal 2005 a gennaio 2015 – espresso in milioni di euro – da 1.512.779 a 2.165.900 (fonte ISTAT), cioè è sempre aumentato, i protagonisti di questa escalation sono i Governi che sino ad oggi si sono avvicendati, passati e presenti! Ma il problema non si limita unicamente al fatto che in passato “abbiamo vissuto” al di sopra delle nostre possibilità, politiche keinesiane a parte, ma al fatto che una buona parte di questo debito pubblico è formato da derivati! I derivati sono strumenti di pura speculazione finanziaria, e con il tempo sono diventati sempre più sofisticati e incontrollabili! In pratica cosa sono?! Supponiamo di prenotare una vacanza, versiamo una caparra! Se poi in vacanza non ci possiamo più andare, perdiamo la caparra e quindi anche la vacanza!!! La caparra è il derivato! Il caso più eclatante, oggetto delle indagini della procura di Trani, è quello del pagamento durante il governo Monti alla Morgan Stanley, di 2,4 miliardi sulla scia di anomale analisi da parte di due agenzie di rating statunitense Standard & Poor’s e Fitch, entrambe accusate di avere manipolato scientemente i dati allo scopo di scatenare la speculazione internazionale contro i titoli di Stato italiani. 

Possiamo quindi facilmente intuire che l’Italia non sarà mai in grado di sanare il suo debito pubblico e quindi di superare la crisi per le seguenti ragioni:

  • Entità del debito! Solo di interessi l’Italia paga circa 100 miliardi all’anno!
  • Composizione del debito, titoli tossici oggetto di una crescente speculazione internazionale!
  • L’impossibilità di superare il vincolo del 3% sul deficit, imposto dal patto di stabilità!

 

In questo contesto l’Unione Europea o meglio la Commissione cosa fa?! Spinge affinchè gli Stati debitori paghino i loro debiti nei confronti di altri Stati e quindi delle banche. L’Italia i soldi non li ha per sanare questo deficit, non li potrà mai avere!!! Intanto però massacra la collettività di tasse, lo Stato Sociale va sempre più in malora, l’economia langue nonostante alcune condizioni internazionali favorevoli e la disoccupazione è in costante aumento per fasce e proporzioni!

Se la U.E. curasse gli altri problemi dell’Europa come cura gli interessi delle banche, saremo a cavallo!!!

 

Dall’altro lato sempre l’Unione Europea, nel rispetto del patto di stabilità, spinge affinchè si facciano quelle riforme che possano modificare il trend negativo dell’Italia, ma la maggior parte delle riforme che si sono fatte e si faranno si scontreranno contro i diritti acquisiti, lo è stato per il porcellum, lo è per la Legge Fornero, lo sarà nei confronti dell’Italicum, sulla delibera per i vitalizi dei politici condannati con sentenza passata in 

giudicato e vedete cosa vi dico, anche nei confronti degli ottanta euro in busta paga e per alcuni articoli del job-act!?

 

Ora rendiamoci conto una buona volta di tutti i nostri limiti!?

Abbiamo una classe politica impreparata, selezionata in maniera indecente che produce risultati deplorevoli!

Mica pensate che Razzi o Sposetti siano un’eccezione?!

Dove pensano di arrivare gli italiani di questo passo?!

Almeno mi piacerebbe, a titolo esclusivamente morale, che la casta rinunciasse, così come hanno fatto i cinque stelle, a un po del loro stipendio, dei loro privilegi o emolumenti, così per solidarietà nei confronti di quella povera gente che non c’è la fa più! E passare ai consiglieri regionali e poi ai dirigenti e funzionari e poi al piano Cottarelli, così per dare un segnale un esempio!!!??? E invece no!? La casta è sempre lì in prima linea a difendere se stessa prima di qualsiasi idea o principio, convinti che con qualche parola o twett si possa salvare il Paese e il popolo risponde con altre mille parole e twett e i giornali rincalzano, fino a essere sepolti da un mare di cazzate che non servono a guarire il Paese, perché in fondo il Paese Italia è stato abituato a cibarsi con il proprio veleno!

:<< Quod me nutrit me destruit>>:

Favola serale

Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone colla figlia del re! Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!”
Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, colla neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire… mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via.

 

A buon intenditore poche parole…!?

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Questa non è una crisi economica. Spiegata la fretta di Renzi sull’Italicum.

Questa non è una crisi economica, ma è uno strumento, un processo voluto e pianificato per arrivare a sostituire la zootecnia alla politica, ossia per poter governare la popolazione terrestre con la padronanza, sicurezza e assenza di resistenza con cui si governa il bestiame nella stalla o i polli in batteria. E per arrivare e a ciò con la collaborazione della gente, facendole credere che le riforme siano tutte scelte scientifiche razionali e magari anche democratiche (l’aspetto didattico-ideologico, la dottrina dei mercati sani e disciplinanti, la deregulation, la globalisation, la competizione via deflazione salariale). E’ l’ingegneria sociale della decrescita infelice che descrivevo, cinque anni fa, nel saggio Oligarchia per popoli superflui.

Questo processo è stato avviato dalla metà degli anni ’70, mediante una serie di precise scelte: un preciso modello economico, una serie di riforme legislative, di lungo respiro (soprattutto la deregolamentazione del settore bancario, l’indipendenza delle banche centrali, la privatizzazione del rifinanziamento del debito pubblico), che si sapeva benissimo che cosa avrebbero prodotto, ossia una società e un’economia reale permanentemente in balia dei mercati e ricattabili dagli speculatori finanziari. Una crescente concentrazione di quote di reddito, quote di ricchezza, quote di potere, nelle mani dei pochi che decidono. Tutti gli altri soggetti (cioè Stati, imprese, famiglie, pensionati, disoccupati…) permanentemente con l’acqua alla gola, impoveriti, costretti ad obbedire, ad accettare, come condizione per una boccata d’aria o di quantitative easing, dosi ulteriori di quelle medesime riforme. Dosi ulteriori di concentrazione di ricchezza e potenza, di oligarchia tecnocratica irresponsabile e senza partecipazione dal basso, senza controllo democratico. Senza garanzie costituzionali. Era tutto intenzionale. Infatti, nessuno dei meccanismi finanziari che hanno prodotto e mantengono l’apparente crisi è stato rimosso, dopo visti i danni che facevano, nemmeno la possibilità per le banche di giocare in borsa coi soldi dei risparmiatori.

Anche l’euro si sapeva benissimo che cosa avrebbe prodotto, in base a ripetute esperienze precedenti con il blocco dei cambi tra paesi economicamente dissimili. E’ stato introdotto come strumento per creare una certa situazione.

Tutto questo non è un incidente, una crisi, un cigno nero, bensì un’operazione di potenziamento e razionalizzazione tecnologica del controllo sociale; non mira banalmente al profitto economico, il quale ormai è un concetto superato da quando la ricchezza si produce con metodi contabili ed elettronici nel gioco di sponda tra banche e governi, che possono creare tanto denaro quanto vogliono. Mira all’ottimizzazione tecnologica e giuridica del dominio sociale.

Non è una crisi, e soprattutto non è una crisi economica, signori economisti; sicché affannarsi a proporre ingegnose soluzioni sul piano economico e monetario è incongruo, improduttivo. Infatti non vi danno retta, coloro che prendono le decisioni.

Non è qualcosa di accidentale, non stanno cercando di uscirne: è un processo guidato verso un obiettivo preciso e già ampiamente conseguito, un processo a cui nessuna forza politica o morale può opporsi efficacemente, dati i rapporti di forza; e l’unica speranza sta nella possibilità che esso sfugga di mano ai suoi strateghi e ingegneri, per la sua stessa complessità e dinamicità.

La fascistoide riforma costituzionale ed elettorale di Renzi – diciamo di Renzi, ma sappiamo che le riforme strutturali in Italia le detta Francoforte, nell’interesse di padroni stranieri, e che da qualche tempo i primi ministri italiani agiscono su suo mandato – è un tassello italiano di questa strategia zootecnica, disegnato per consentire la gestione dell’intero paese attraverso un’unica persona, un unico organo istituzionale, il Primo Ministro, che assommerà in sé i poteri politici senza contrappesi e controlli indipendenti. I tempi forzati in cui la detta riforma “deve” venire attuata, sono verosimilmente in relazione al tempo per cui si calcola che la situazione italiana possa reggere, prima che vengano  meno le condizioni esterne molto favorevoli oggi presenti, prima che arrivino pesanti scadenze finanziarie (perdite su contratti derivati sul debito pubblico per centinaia di miliardi), prima che si dissolva l’impressione popolare di incipiente ripresa e che si renda necessario imporre nuovi e impopolare i sacrifici.

Quando ciò avverrà, si scateneranno forti tensioni sociali e si calcola di poterle reprimere e contenere grazie a una riforma costituzionale di tipo autoritario, a un governo “forte”, autocratico. Renzi non è un dittatore, è solo un esecutore teleguidato, di modestissime capacità proprie, costruito col marketing. Ma sta preparando il posto di comando per il dittatore che verrà dopo di lui. Ecco il perché della fiducia posta dal governo sull’Italicum, una riforma elettorale che andrà in vigore nel 2016, sicché non ci dovrebbe essere fretta ad approvarla; ma in realtà c’è molta fretta, perché proprio nel 2016 finirà il quantitative easing assieme agli effetti benefici della svalutazione dell’euro, e allora il quadro potrebbe saltare, bisogna avere tutto pronto. Renzi, se vuole continuare a ricevere l’appoggio su cui è costruito, deve rispettare i tempi di marcia dettatigli da chi lo ha fatto.

Ma per rispettare questi tempi, e a conferma del fatto che il suo governo come i precedenti rappresenta l’alleanza (asimmetrica) tra gli interessi della casta  italiana e quelli del padrone straniero, il governo Renzi ha bisogno di mantenere l’appoggio degli interessi parassitari legati alla politica e necessari onde ottenere i voti in parlamento sulle riforme, il che spiega perché non ha toccato i centri di spreco e ruberie come le famose società partecipate né ha proceduto alla spending review, quantunque queste siano urgenze vere. Se l’avesse fatto, la sua maggioranza si sarebbe squagliata subito. Invece il 29 e 30 aprile ben due terzi dai suoi apparenti oppositori interni gli hanno votato la fiducia sulla legge elettorale. Funziona sempre, questa irresistibile attrazione delle poltrone che galleggiano sulle spalle del Paese che affonda.

30.04.15 Marco Della Luna

P.S. Annotate e ricordatevene!

 

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