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Archive for gennaio 2013

Parole,parole.

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Parole, parole, soltanto parole, parole tra noi… … …

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A proposito di veri tecnici!
Secondo me vale la pena di ascoltare questa lezione…!
Vi segnalo solo questo particolare: La legge Glass-Steagall che prevedeva la netta divisione tra Banche di Deposito e Banche d’Affari e voluto da Roosevelt nel 1933. Bill Clinton nel 1999 abrogò questa legge consentendo ai gruppi bancari di esercitare sia l’attività bancaria tradizionale sia l’attività di investment banking e assicurativa. E’ stato scoperchiato il vaso di Pandora creando una frenetica attività finanziaria pagata adesso dalle famiglie, imprese e Stati.

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Per non dimenticare.

Per non dimenticare.

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Canone RAI

Siamo tutti d’accordo che è un dovere pagare le tasse, che devono pagarle tutti e in modo proporzionale!
Ma se c’è una cosa che mi irrita profondamente è quella di pagare una tassa che trovo ingiusta!
Negli ultimi tempi si parla spesso di quanto sia alto nel loro insieme il volume di tasse-imposte che paghiamo, se poi pensiamo al livello di controprestazioni che né ricaviamo, l’irritazione aumenta ancora di più; su questa falsa riga si inserisce lo spot che la RAI ormai da diverso tempo, va ripetendo, ricordandoci di pagare il canone entro il 31 gennaio 2013. Lo avete presente?! Sembra quasi che ti dica, o almeno così suona alle mie orecchie:<>! E prosegue:<< il nostro impegno procede tutto l’anno con 14 canali in chiaro davvero al servizio di tutti…!!!??? Divertente…sicuramente. Stimolante…eehh!!!??? Appassionante…ma fatela finita!
Intanto la RAI capitanata dal nuovo montiano presidente la Dott.essa Anna Maria Tarantola, fa passi da gigante in termini di par condicio sull’informazione, sulla elargizione dei stipendi e sulla diffusione di un servizio pubblico sano e consapevole!!!

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Lunedì scorso su RAI 3, il programma di Fabio Fazio “Che Tempo che Fa”, ha presentato una serata in onere del grande Giorgio Gaber.
Artisti e non del panorama italiano hanno cantato-recitato alcuni Suoi pezzi. E’ inutile che vi dica che c’è molto altro… come questo brano, sentite il testo, ascoltare che swing… pura ipnosi, sembra scritta ieri!
Mitico Giorgio Gaber.

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Oscar Giannino sul voto utile.

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Miserere

Miserere

Miserere mei Deus secundum magnam misericordiam tuam.

Un popolo sano e consapevole si approssima alle elezioni politiche, come è stato per i spagnoli, i greci e i francesi, gli italiani, consci della legittimazione democratica, andranno a votare per autodeterminarsi, magari convinti che il proprio schieramento sia migliore di quello dell’altro(!?)
Come tanti altri cittadini italiani e non, cerco di seguire la campagna elettorale e il più delle volte assisto ad un orrido teatrino imbastito tra politici e giornalisti che molto spesso non para da nessuna parte; tuttavia il dato che trovo più avvilente è la mancanza totale di un vero programma anticrisi che dica agli italiani quello che si vuole fare e in che modo si intende realizzarlo. Di carne al fuoco c’è né tanta chi vuole abolire l’IMU, chi vuole ridurla, chi vuole modificare le leggi Fornero, chi vuole detassare il lavoro, chi vuole introdurre una patrimoniale…c’è né per tutti, per tutti i gusti e per tutte le debolezze, ma nessuno, dico nessuno dice la verità, cioè chiunque formerà il prossimo Governo, non sarà in grado di affrontare la crisi con manovre e/o misure che, data l’entità della crisi stessa, possano in qualche modo rimettere l’economia su una strada giusta, equa e solidale! Questo forse ci dice tanto sul concetto di sovranità o sulla capacità di un popolo di determinare il proprio destino(!?)
I programmi, lo stesso linguaggio di tanti politici, sono del tutto vuoti e incapaci di dare soluzioni concrete per affrontare la crisi, anche di medio periodo, a onor del vero l’unico programma, è di questo bisogna dargliene atto, che spiega per filo e per segno in che modo affrontare la crisi economica, è il movimento che fa capo ad Oscar Giannino (vero tecnico) “Fare per Fermare il Declino”, il quale spiega in maniera minuziosa quello che farà e come lo farà se sarà eletto(!?) Sul merito si può essere d’accordo o meno, ma almeno Oscar Giannino ha la correttezza intellettuale di dire non solo quali sono i problemi, è questi bene o male lì conosciamo tutti, ma di dire come intende risolvere i problemi e soprattutto dove trovare i soldi!!! Tutto il resto sono chiacchiere, pura demagogia; l’unico appunto che sento di fare al programma del Dr. Giannino, è quello di essere carente da un punto di vista delle riforme istituzionali da intraprendere!
Di conseguenza, così come si sta verificando in Grecia, in Spagna e per certi versi anche in Francia, ci si limiterà all’ordinaria amministrazione dello Stato, sarà fatto molto fumo, e l’unica speranza può nascere da un diverso assetto delle forze politiche in Parlamento e soprattutto dal voto in Germania, ma non vi preoccupate, tanto dopo il 24 e 25 febbraio andremo ben presto a votare di nuovo…!!!???

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Tu vivi sempre nei tuoi atti.

Tu vivi sempre nei tuoi atti.
Con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.
La vita è ciò che tu suoni.

Dai tuoi occhi solamente
emana la luce che guida
i tuoi passi. Cammini
fra ciò che vedi. Soltanto.

E se un dubbio ti fa cenno
a diecimila chilometri,
abbandoni tutto, ti lanci
su prore, su ali,
sei subito lì; con i baci,
coi denti lo laceri:
non è più dubbio.
Tu mai puoi dubitare.

Perché tu hai capovolto
i misteri. E i tuoi enigmi,
ciò che mai potrai capire,
sono le cose più chiare:
la sabbia dove ti stendi,
il battito del tuo orologio
e il tenero corpo rosato
che nel tuo specchio ritrovi
ogni giorno al risveglio,
ed è il tuo. I prodigi
che sono già decifrati.

E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t’invaghisti di un’ombra
-l’unica che ti è piaciuta-
un’ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.

Pedro Salinas

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La vita è uno stato mentale...?!

Questa volta vorrei consigliarvi di vedere o di rivedere, se l’avete già visto, un vecchio film interpretato da Peter Sellers: Oltre il giardino, del 1979.
Gli angoli di lettura possono essere molteplici, così come le chiavi di lettura! Una prospettiva interessante potrebbe essere quella politico-sociale (?!) Ma sarebbe riduttiva…!?
Questa è la trama, per chi non ha mai visto questo film e conta di vederlo, consiglio di non leggerla o di leggerne solo la metà!
Buona visione!
Alla morte del padrone, Chance, un giardiniere analfabeta e non più giovane, che non è mai uscito dalla casa nella quale ha lavorato per tutta la vita, si ritrova in mezzo alla strada, con una valigia di vecchi abiti di lusso e un disarmante candore. L’unico collegamento col mondo esterno è stata nel corso di tutti questi anni la sola televisione.
Vagando disorientato e senza meta per le strade di una Washington sporca e maleducata, ben diversa dal mondo che lui vedeva rappresentato attraverso la TV, Chance viene investito dall’auto della moglie di un influentissimo personaggio. La donna, Eve Rand, si preoccupa di soccorrere il malcapitato e lo porta nella sua grandiosa villa per farlo curare. Durante il tragitto in automobile Eve chiede all’uomo come si chiami, e la sua risposta, resa poco chiara da un colpo di tosse, viene compresa nella versione originale come Chauncey Gardiner, mentre nelle intenzioni voleva essere “Chance il giardiniere” (Chance the gardener). Il doppiaggio italiano ha optato per la versione Chance Giardiniere, dove la professione viene scambiata per il cognome del protagonista.
Chance si rimette presto dal piccolo incidente ma poi si trattiene come ospite, visto che il vecchio e malato Ben, marito di Eve, uomo d’affari e amico del Presidente degli Stati Uniti, colpito dalla sua riservatezza, lo tiene in grande considerazione, e sua moglie addirittura se ne innamora. Tutto ciò avviene all’insaputa di Chance e in maniera del tutto fortuita, dato che quei pochi concetti che lui esprime (oltre alle sole espressioni rituali come “me ne rendo conto” o frasi di ringraziamento) riguardano il giardinaggio (unico argomento da lui conosciuto) e l’unica cosa che gli interessa è guardare la televisione. Ma in un mondo che è portato a vedere ciò che vuole più che ciò che è, colui che si potrebbe definire un ritardato è scambiato per un saggio, sensibile e arguto osservatore. Solo il medico di famiglia nutre dei sospetti sempre più concreti circa la sua sanità mentale.
Quando qualcuno cerca di parlargli con una metafora, una forma allegorica, oppure un doppio senso, Chance interpreta alla lettera, rispondendo quindi in modo bizzarro. Le risposte vengono interpretate come frutto del suo senso dell’umorismo. A tal proposito, sono emblematiche le scene in ascensore, nelle quali Chance ed un maggiordomo dialogano, ma ognuno dà un senso diverso a ciò che dice l’altro, senza che il dialogo perda un senso generale.
L’equivoco non è destinato a sciogliersi, anzi: in qualunque contesto lui si trovi, dall’intimità di un dialogo a due con Ben al confronto con il Presidente degli Stati Uniti, passando per la partecipazione ad un talk-show televisivo, le risposte di Chance, sempre molto semplici e invariabilmente riferite al mondo del giardinaggio, vengono sempre scambiate per profonde metafore, proprie di una persona dalla grande saggezza e illuminante filosofia.
La polizia e i servizi segreti, sopravvalutandolo, impazziscono nel vano tentativo di rintracciare la pur minima informazione su di lui. Chance non è iscritto all’anagrafe, non ha conti in banca, non ha beni a lui intestati e, non essendo mai uscito prima di allora dalla sua casa, ovviamente non ha nemmeno lasciato tracce della sua esistenza in nessun luogo. La totale assenza di qualsiasi indizio sulla sua identità fa credere ai membri della sicurezza che si tratti di un personaggio altolocato, protetto dalle più alte sfere del potere, che hanno avuto cura di far sparire tutti i documenti che lo riguardano.
Alla morte di Ben, eminenza grigia del potere espresso dal presidente, quest’ultimo pronuncia un discorso di commemorazione, mentre chi muove le fila del potere e presenzia il funerale già si chiede nelle mani di chi mettere il potere, in vista della scadenza del mandato. L’attenzione dei grandi industriali finisce per indirizzarsi verso Chance, il quale, in un finale surreale, si allontana dalla cerimonia, teneramente distratto dalla natura intorno, e si avvia verso un laghetto, che percorre a piedi come fosse solido, una metafora forse della sua ingenua leggerezza mentale che gli permette di “camminare sulle acque”.

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Se quello era un Paradiso...?!

Sinceramente non so sino a che punto siamo davvero consapevoli della situazione politico-sociale italiana (?!)
In realtà non ho nessuna intenzione di tediarvi con sterili ragionamenti di natura socio-economica sulle dinamiche interne alle istituzioni nazionali o internazionali, il mio punto di partenza è la condizione di buona parte della popolazione che sopravvive in condizioni inaccettabili!
E’ finito, è tutto finito, non c’è più nessuna capacità di recupero, non esiste un’idea, un partito, un programma, una istituzione in grado di regolamentare le sorti della collettività, anche perché al di sopra di questi si sono eretti dei “privati” in grado di regolamentare le loro stesse sorti.
E’ così vile il pensiero dominante che ci circonda che suggerirei a chi ha ancora delle sensazioni che percorrono il proprio animo, di rifugiarsi nell’arte, nella poesia o in qualche approssimazione di pensiero che serva a far passare il tempo in maniera più costruttiva!
Tutto il resto è orrore!
Liberiamoci una buona volta dalla speranza che possa succedere qualcosa che possa per lo meno alleviare le nostre pene, liberiamoci dall’illusione che in Italia o che nel resto del mondo, possa esistere un pensiero, un messia o un cencio qualsiasi in grado di ascoltarti o di asciugare le tue lacrime, a volte vivere senza speranze serve a vivere un pò meglio…
Pensavo che nel 2000, nessuno mi venisse più a raccontare storie di persone che non riescono più a mangiare, pensavo che dopo il Rapporto Beveridge (economista William Beveridge, che introdusse e definì i concetti di sanità pubblica e pensione sociale per i cittadini) o dopo Albert Bruce Sabin ( l’uomo che ha inventato il vaccino contro la poliomelite), la sanità fosse un diritto acquisito e consolidato, pensavo addirittura che la politica fosse uno strumento nobile attraverso il quale i popoli, nella piena consapevolezza, fossero in grado non solo di autodeterminarsi ma addirittura di stabilire cosa fosse bene e giusto per loro stessi (!?)
Ebbene, mi sono illuso, non c’è conquista sociale, non c’è conquista culturale oserei dire che probabilmente non c’è conquista sentimentale, se non quella deposta in versi immortali, che possa reggere di fronte alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
In un contesto socio-culturale come il nostro, segmentato da una forte secolarizzazione, con un pò di sano cinismo, guardando giusto un po’ al di là del nostro giardino, ci renderemo facilmente conto che tra i valori dominanti troveremo una forte cultura dell’appropriazione, che c’è crisi di un’entità sociale, un’ interruzione delle dinamiche relazionali, c’è isolamento corporativistico, attratti dall’utile, dal bello troppo spesso dimentichiamo il “vero” e continuiamo a vagare come fantasmi alla ricerca di un tempo mai avuto.
Siamo passati dal teologico al metafisico dall’etico all’economico per approcciare al tecnologico in cui deponiamo speranze, pensieri e probabilmente emozioni.
Queste parole nascono dall’incapacità di essere indifferenti di fronte al costante e irreversibile dilaniamento della società civile e dall’impotenza di potervi in qualche modo o misura porvi rimedio.
Il nuovo impero è alle porte e le prossime elezioni lo sanciranno, le angosce sociali si intensificheranno, i diritti si affievoliranno sul prisma tecnocratico, l’economia continuerà inevitabilmente a determinare la storia, etica, solidarietà, giustizia e soprattutto la conoscenza saranno definitivamente cancellati dalla nostra Carta Costituzionale per entrare a far parte solo della nostra memoria storica.
Resteremo lì immobili, esterrefatti, di fronte a un nuovo tragico orizzonte e sorrideremo al nostro assassino… … …

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